INTERVISTA A CAMILLO MILLI

 

Signor Milli, partiamo da una piccola biografia.
Milli. Sono nato a Milano e nell'ottobre del 1951, appena maggiorenne (allora la maggiore età si aveva a 21 anni), mi presentai al provino per l'ammissione alla scuola di recitazione del Piccolo Teatro. Ricordo che mentre insieme agli altri "candidati" ero in attesa di essere chiamato ad esibirmi davanti al "maestro" il grande Giorgio Strehler, venni apostrofato da un giovane "aspirante". Era alto, magro, elegante, aveva due cognomi e una discreta dose di arroganza. Dopo avermi squadrato ben bene, mi dice: "Sei bassotto, grassoccio, hai una voce che fa schifo, come pretendi che ti prendano a fare l'attore?" "Io ci provo" risposi. Lui andò a casa, io sono ancora qui con 54 anni di non disonorata carriera.

Voce che poi è diventata in realtà un suo segno distintivo, possiamo dire.
Milli. Sembrava un difetto mentre forse è diventata una caratteristica. Del resto i ruoli che anche da giovane ho sempre, o meglio mi hanno sempre fatto rappresentare erano quelli da "caratterista". Il primo personaggio che Strehler mi fece fare era un pavido poliziotto cinquantenne con tanto di parrucca tendente al grigio. Ho lavorato sempre come un matto e sempre con registi importanti. Dopo il triennale sodalizio Strehleriano, ho incrociato gente come Enriquez, Squarzina, Bolchi, Patroni Griffi, D'anza, Sciaccaluga, Besson, ecc. Ho fatto in tempo a dialogare in palcoscenico con personaggi tipo: Renzo Ricci, Salvo Randone, Lilla Frignone, Tino Carraio, Carlo Ninchi, Giorgio Albertazzi, Dario Fo, Franco Parenti, Giustino Durano e andate dicendo.
Nel mio lungo sodalizio con il teatro di Genova (dal 1963 con brevi intervalli fino al 1999) ho potuto conoscere cosa significava poter recitare per molti anni con gli stessi attori e far parte di un grande progetto: "il teatro di Repertorio". Questa realtà permetteva a tutti quelli che ne facevano parte di rappresentare un testo per molte stagioni di seguito, alternandolo ad altri che potevano essere riallestiti ad ogni evenienza, in pochissimi giorni. Ricordo un episodio che può in modo significativo dimostrare questa utilissima possibilità. A metà degli anni '70, i miei colleghi ad io ci presentammo al Teatro Eliseo di Roma per rappresentare una così detta "novità italiana". La prima rappresentazione fu un'autentica delusione. Quando ci presentammo ai ringraziamenti di rito, al termine dello spettacolo, ci trovammo davanti a una sala completamente vuota. Se n'erano già andati tutti, in silenzio, alla chetichella, senza dimostrare dissenso, solo indifferenza. Ebbene in un solo giorno, Lina Volonghi, Lucilla Morlacchi, Eros Pagni, Omero Antonutti, Gianni Galavotti, M. Grazia Spina, Esmeralda Ruspoli, Giancarlo Zanetti, Alvise Battain e il sottoscritto rimettemmo in scena sotto la regia di Luigi Squarzina, "I Rusteghi" di Goldoni, e concludemmo la stagione romana con un mese di esauriti.

La sua carriera ha compiuto più di 50 anni passando, oltre che per il teatro, per il grande schermo e recentemente anche per il piccolo schermo.
Milli. Mi considero un attore prevalentemente teatrale, ma ho avuto anche la fortuna di partecipare ad alcuni film decisamente importanti con registi degni di questo nome. "Il Marchese del Grillo" e "Vogliamo i Colonnelli" di Mario Monicelli, "In nome del Papa re" e "In nome del popolo sovrano" di Luigi Magni, "Ragazze d'oggi" di Luigi Zampa, un certo numero di pellicole col mio amico Paolo Villaggio, che mi ha fatto molto divertire.
Negli anni '60 ho partecipato a molte produzioni televisive, quando ancora non esisteva l'AMPEX e niente poteva essere registrato. Esisteva solo la "diretta", non rimane quindi nessuna testimonianza della mia partecipazione alle commedie del venerdì sera, che segnarono, con gli "sceneggiati", l'interesse televisivo per "il Teatro" sul piccolo schermo. Ora mi sono rintanato a "Centovetrine" e ci sto bene, anche perché riesco ancora a divertirmi, cosa molto importante nel nostro mestiere.

Una domanda Gossip: è vero che Camillo Milli non è il suo vero nome?
Milli. Sì, è così, non è il mio vero nome. Questo nome d'arte me lo sono scelto per ragioni sociali: deve sapere che provengo da una famiglia borghese di Milano, mio padre era un politico abbastanza noto e a quel tempo, quando ho iniziato a recitare, era considerato sconveniente che il figlio di una famiglia bene facesse l'attore. Così, per evitare problemi o scontri con la mia famiglia che non ne valeva la pena, ho cambiato nome. Poi, quando finalmente convinsero mia madre a venire a vedermi fare Lunario nei "Rusteghi", ella si commosse e divenne una mia dolcissima fan.

Essendo un attore così completo, penso possa darci la sua visione circa un argomento e cioè che differenze esistono tra la recitazione teatrale e quella cinematografica.
Milli. La differenza sta ovviamente nella quantità di adrenalina prodotta. Mi spiego meglio: quando sei sul palcoscenico non ci sono pause dove si possa ripassare la parte o riposarsi, è una tirata fino alla fine, tutto in diretta. Nel cinema, al contrario, esistono tempi tecnici per preparare le diverse inquadrature, nei quali l'attore può rilassarsi. o annoiarsi, nei casi peggiori. È chiaro che questa frammentazione richiede comunque la capacità di mantenere la concentrazione senza sgonfiarsi nelle pause. Non vedo perciò, grandi differenze tra i due tipi di recitazione: richiedono solo determinate capacità differenti. Altra cosa se si parla delle prove: sia a teatro che al cinema, si prova la propria parte e poi ci si chiude in camerino ad attendere.

Un'ultima domanda un po' ironica: Come mai un grande attore come lei ha deciso di lavorare per un giovane regista locale come Cartesegna? Da dove è scaturita questa fiducia?
Milli: Chissà, forse mi sono alzato una mattina e mi sono detto: perché no? Mettiamo alla prova questo tizio Cartesegna! Ho risposto con altrettanta ironia?

Direi di sì. Se vuole fare un saluto ai suoi fan per chiudere.
Milli. Come no! Ciao a tutti!